Qualche mese fa un fornitore, con cui lavoro da anni, mi mette in contatto con un suo cliente che doveva scegliere l’agenzia creativa per una campagna di affissione e cercava qualcuno che lo guidasse nella scelta.
Niente di più. Un consiglio, un paio di preventivi, una raccomandazione. L’ho fatto e mi sono fatta da parte, senza chiedere una fee: scelta l’agenzia, avrebbero proseguito in autonomia.
Poteva finire lì. Invece mi hanno invitato al kick-off; così ascolto, faccio domande, sollecito risposte inaspettate. E proprio lì colgo un rischio: stavano per investire budget ed energie importanti in un’affissione che avrebbe inevitabilmente portato traffico a un sito che, così com’era, non era pronto a riceverlo.
Il sito non rientrava nel perimetro della mia consulenza. Ma era il punto debole che poteva inficiare tutto il resto.
Il cliente ha colto il punto, e il progetto ha cambiato forma. Da ospite uditrice a quel tavolo, mi sono ritrovata a seguire e coordinare affissione, analisi e rifacimento del sito, materiali di rappresentanza — assicurando coerenza di linguaggio, tono di voce e grafica, affinché campagna e sito parlassero la stessa lingua. Oggi gli esecutivi sono stati consegnati e il sito è pronto ad andare online.
È questo che intendo quando dico che non mi fermo alla strategia: una consulenza può esaurirsi in un consiglio. Una partnership vive nel coordinamento quotidiano, nelle scelte scomode, nelle domande che nessuno ha fatto.
Ogni progetto, per me, parte da una domanda, non da una soluzione.