È passato poco più di un anno da quando ho iniziato a lavorare come freelance e, se dovessi riassumerlo in una parola sola, direi: realtà.
Non la versione romantica della libera professione che spesso si legge su LinkedIn, ma quella vera, fatta di incertezze, momenti difficili e anche della paura di non farcela, pur senza aver mai pensato davvero di tornare indietro.
Perché c’è anche — e soprattutto — una soddisfazione molto diversa da quella che avevo conosciuto in oltre 20 anni in azienda. Quando un cliente ti scrive che il lavoro consegnato è esattamente ciò di cui aveva bisogno, quella soddisfazione è tutta tua. E forse è una delle cose più belle di questa “nuova” vita professionale.
In questo primo anno mi sono confrontata con clienti e progetti anche molto diversi tra loro: dal posizionamento e riposizionamento di brand ai contenuti LinkedIn, dalle campagne social alla creazione di siti, presentazioni aziendali e materiali di marketing, fino al coordinamento operativo di fornitori e attività di comunicazione.
Non sempre il tipo di lavoro che, sulla carta, definirebbe una “consulente strategica”. Ma penso che la strategia, senza la capacità di tradurla in azioni concrete, serva a poco. E che conoscere anche la parte operativa del lavoro sia fondamentale per guidare davvero progetti e persone.
I miei 23 anni in azienda sono stati fondamentali per arrivare qui. Ho imparato tanto e continuerò a essere grata alle persone che mi hanno dato fiducia, responsabilità e opportunità di crescita.
Oggi però ho la possibilità di gestire il mio tempo, i miei spazi e il mio modo di lavorare: elementi per me diventati irrinunciabili. È un percorso più complesso, a volte persino faticoso, ma la libertà professionale ha un valore enorme.